Romagnano al Monte apre i cancelli…

Romagnano al Monte apre i cancelli…

Romagnano al Monte, ieri 21 agosto è partito il concorso “Passeggiata fotografica”.

Romagnano al Monte (Sa) è un  piccolo borgo di epoca antichissima, (diventato “fantasma” nel 1980), che apre le “porte” al concorso fotografico e mostra le proprie ferite del terremoto.

Iniziato ieri il concorso e si conclude nella serata di venerdì. Il 25 agosto è grande festa nel centro della Romagnano al Monte “nuova”, l’ospite di grande prestigio, nonché madrina della serata è Giuliana De Sio, inoltre durante la serata vi sarà l’esibizione della Melos Orchestra e verranno premiati i vincitori del concorso fotografico. Un iniziativa di grande rispetto dal punto di vista storico-culturale atta a far vivere da vicino le ruine del devastante terremoto dell’80, ma soprattutto per attirare visitatori nella piccola cittadina che attualmente conta poco più di 300 abitanti. Tale iniziativa nasce da un progetto del Comune di Romagnano al Monte ed è stato realizzato con l’aiuto della BookSpring Edizioni.

Il borgo

Romagnano al Monte, piccolo centro dislocato su una rupe a circa 650 m.s.l. ai confini con la Basilicata. A seguito del terremoto del 23 novembre del 198o, per motivi di sicurezza, gli abitanti si trasferirono a tre chilometri di distanza verso Buccino. Il borgo da allora rimase, per il resto degli anni, abbandonato . Tale destino ha fatto sì che molti predatori di manufatti antichi avesse partita facile, da cui hanno trafugato materiali di ogni genere: dai portoni in legno massiccio e portali scolpiti in pietra delle abitazioni,  ai dischi in ghisa e le armature in ferro tipiche delle cucine in muratura di una volta, per non menzionare il trafugamento di due enormi anfore in terracotta interrate nella dispensa dislocata alle spalle della chiesa sotto ai locali che ospitava la scuola elementare. Tutto questo fino a quando il comune non decise di chiudere con dei cancelli il centro disabitato.

L’affascinante borgo, dal punto di vista edilizio, pare che non abbia subito significativi cambiamenti strutturali nel tempo, soprattutto nella parte est che è la più antica. Un luogo in cui la pioggia era considerata una delle pochissime ricchezze che la natura offriva.  Come si può ben immaginare, dove manca l’acqua c’è aridità, e dove ce aridità vive la povertà. La fonte di sostentamento principale degli abitanti era soprattutto la pastorizia, ovina e caprina, mentre la coltura agricola era improntata a quella dell’ulivo. In questo luogo, dove le difficoltà erano infinite, gli abitanti vivevano con un gran senso di adattamento, spirito di sacrificio e rispetto per il prossimo. Difficoltà e valori che chi vive in città neanche riesce a immaginare.

Romagnano al Monte Paese Fantasma
Romagnano al Monte: Il Paese Fantasma

Racconti di un visitatore…

Se non fosse stato per questo concorso, non so se ci sarei mai più ritornato. È la terza volta che visito questo luogo, l’ultima volta fu più quindici anni fa. L’esperienza vissuta è sempre la stessa, la magia del tempo si manifesta in modo “profondamente emozionante”.  Avventurandomi tra i vicoli del borgo in un’atmosfera d’altri tempi, ma comunque accompagnato da un filo di angoscia. Il mio respiro si nutriva di un’aria “sana” dal deciso profumo di finocchietto selvatico. Impugnando la mia Nikon mi guardo intorno per scattare qualche click, e scorgo qualcosa che mi catapulta indietro indietro nel tempo, nella mia infanzia. Qualcosa che allo stesso momento testimonia il passato degli abitanti di quel tempo, passato fatti di stenti e grandi sacrifici.

In realtà sto parlando di una cassetta in legno per la raccolta dei pomodori, tipica degli anni ’60. L’oggetto, consumato più dal tempo che dal proprio uso, riportava una scritta sbiadita dal sole in cui si può ancora leggere: “Concooper”. Per chi non lo sapesse, essa è stata un’industria conserviera di Battipaglia che fu chiusa negli anni settanta. Una cassetta, “sorella” di tante altre, che oltre 50 anni fa passò tra le mani di quegli operai che scendevano dai paesi di montagna verso la piana per la raccolta dell’oro rosso. La stessa, sopravvissuta a tante intemperie,  è testimone che anche  le donne di Romagnano al Monte furono “operaie della Piana del Sele” . Donne che io nella mia infanzia conobbi, e che dai loro racconti capii che in estate si alzavano dal letto alle quattro del mattino per recarsi al lavoro, per ritornare, poi, a casa al tramonto. Ovvero una “fatica” nella fatica.

cassetta in legno
Romagnano Paese fantasma

Vividi ricordi che mi brillano nella mente quasi accadesse in questo momento.

(il visitatore, sono io è chi scrive).

per saperne di più: https://www.facebook.com/romagnanoalmonte/



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