Eccellenza… o un semplice modo di dire?

Eccellenza… o un semplice modo di dire?

Eccellenza…

Un vasto e crescente numero popola la “jungla campana” delle pizzerie e della gastronomia in genere che, o in proprio, o attraverso “terzi” millantano la loro “eccellenza”. Prima di proseguire sui “binari roventi” di questo tema occorre fare un po’ di chiarezza sul concetto di eccellenza.

Il “Dizionario italiano” definisce questo termine come: “il più alto grado di perfezione”;

Il dizionario italiano del Corriere della Sera definisce questo termine come: “il più alto livello qualitativo raggiungibile”;

Mentre la definizione di Garzanti è la seguente: “qualità di persona o cosa che eccelle; superiorità assoluta, altissimo grado di perfezione”.

Definito ciò, ci sentiamo in dovere di spiegare perché l’adozione di questo termine spesso è un uso improprio, se non addirittura un abuso.

Quando un consumatore decide di andare fuori a cena, lo fa sulla base di vari motivi. Spesso  tra questi, quello dalla fame, assume una minore valenza, altrimenti per comodità ordinerebbe qualcosa con consegna a domicilio, non vi sembra?

Tra i motivi che spingono il consumatore ad andare a cena fuori vi sono vari bisogni sia funzionali che psicologici, di cui essi ne sono solo in parte consapevoli. Ad esempio la voglia di svagarsi, assaggiare qualcosa di gustoso in un ambiente dall’atmosfera piacevole, frequentato da “bella” gente, per essere trattato e servito nei tempi e nei modi a lui congeniali. A tutto questo si aggiunge una percezione del rischio economico (il prezzo da pagare), che non somigli ad una rapina, ecc.

Verso una concezione olistica…

Come si può evincere, un’offerta enogastronomica va oltre il contenuto del piatto stesso. Per definire un esperienza come eccellente, quindi, il cliente fa riferimento al proprio vissuto (le sensazioni), confrontandole con la migliore delle esperienze precedenti. Nel caso essa risulta di un livello di piacevolezza mai raggiunto prima, il cliente si riterrà soddisfatto oltre le sue aspettative. Di conseguenza è legittimato a pensare che si tratti di “eccellenza”.

Ovviamente quest’ultima esperienza nella psiche del consumatore diventerà un punto di riferimento per il confronto di esperienze culinarie future. Quindi il concetto di eccellenza è un fatto più relativo all’esperienza di una data persona che una dimensione concreta.

In qualsiasi locale anche i più blasonati c’è sempre qualcosa che non va, (non esiste la perfezione assoluta), quindi non si può mai parlare di eccellenza, tranne che in casi molto, molto rari.



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